domenica 5 gennaio 2014

Le mie vite - 1

Sono nato a Milano nella seconda meta' degli anni 60. Da subito ho dovuto fare i conti con una presunta super intelligenza che mi veniva attribuita. Ho cominciato a parlare molto presto e mia nonna mi presentava come "l'avvocato", avevo la casa piena di giochi didattici e pochi giochi normali. E' stato un periodo, secondo i miei ricordi annebbiati, bello, come dovrebbe essere per ogni bambino. Avvertivo, pero', forte questa aspettativa, ero intelligente, forse un mezzo genietto e quindi, ovviamente aspettative. Ho cambiato asilo, perche' dovevo certamente andare alla Montessori. A 5 anni c'e' stato dubbio e discussioni se farmi anticipare la scuola di un anno. Poi alle elementari sono stato un alunno normale, la mia presunta super intelligenza si e' evaporata o, piu' probabilmente, gli stimoli che ricevevo non la facevano esprimere. In effetti sono sempre stato svogliato a scuola. Amavo giocare da solo, non disdegnavo il gioco in compagnia, intendiamoci, ma da solo la mia mente era libera di vagare liberamente, senza il vincolo di doverla incrociare con le menti altrui. Erano, credo, momenti che vivevo come una sorta di valvola di sfogo. Terminato quest'ultimo tornavo a giocare con gli amici, felice di farlo. Le estati erano divise fra mare, montagna e qualche volta, il paese dei nonni materni in Emilia. E' curioso perche' fino ad un certo punto ho piu' ricordi della montagna che del resto; da una certa eta' in avanti invece i ricordi si sono giustamente divisi fra tutti i luoghi. In montagna, sempre in virtu' delle mie presunte doti, mi mandavano con i ragazzi, figli dei vicini, piu' grandi di me e mi piaceva, mi sentivo grande, piu' di quello che ero. Era paradossale che, se da un lato i miei erano abbastanza apprensivi, poi pero' mi permettevano di fare cose da piu' grande.
 Al mare non ricordo grandi amicizie. I ricordi piu' vivi che ho riguardano mio nonno che divideva le giornate fra la raccolta dei pinoli e quella delle telline. Mio nonno mi ha sempre coinvolto molto in questo genere di cose.
 Dell'Emilia ricordo le grandi passeggiate in bicicletta fatte con lo zio di mia madre sugli argini del Po e sulle mura di Ferrara. Ricordi di colore rosso e arancio.
L'azienda per cui lavorava mio padre regalava ai figli dei dipendenti regali "intelligenti" a natale. Un anno arrivaro un sacco di libri, una collana completa di Salgari. Mio padre ebbe l'idea di leggermi un capitolo ogni sera, prima di dormire. All'epoca gia' sapevo leggere e questo limite di un singolo capitolo mi stava stretto, cosi' di giorno e di nascosto andavo avanti per gli affari miei. Penso di essere arrivato al terzo libro contro il 20° capitolo del primo letto da mio padre che mia madre si accorse del fatto che leggevo per i fatti miei. Mio padre si offese e smise di leggermi il capitolo serale. A me piaceva ascoltarlo, la sera, non avrei mai rinunciato, anche se leggeva cose gia' lette, ma la mia curiosita' premeva perche' andassi avanti.
Ad un certo punto della mia infanzia i miei nonni si trasferirono vicino Genova, all'ultimo piano di un palazzone. Vivere all'ultimo piano dava loro il diritto di usufruire del tetto, terrazzato. Mio nonno, riempi' il terrazzo di piante di pomodori, per me invece, era la nave di sandokan sulla quale giovcare.
Oltre ad occuparsi di pomodori, mio nonno aveva un negozio di cartoleria, giocattoli e libri. Con il loro permesso, negli anni l'ho depredatato quel negozio, troppe cose interessanti.
La mia infanzia finisce nel 1977. Ci trasferiamo in liguria, vicino Sanremo, per problemi di salute di mia sorella. Un trauma interiore, un posto bellissimo, ma dove ho avuto grandi difficolta' ad inserirmi, in parte per la mia mancanza di personalita', timidezza, inadeguatezza, in parte perche' li i milanesi (ma anche i torinesi) son sempre stati visti con un misto di invidia, odio, disprezzo.

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